A Modena non si tratta, in Irpinia si campionano cento drupe, in Calabria il rischio è dato in forte aumento. Stessa settimana, decisioni opposte.

 

I bollettini fitosanitari usciti fra il 29 e il 30 settembre dicono tre cose diverse sulla mosca dell’olivo, e la differenza non è un dettaglio: decide se trattare o raccogliere.

In provincia di Modena il Consorzio fitosanitario provinciale registra scarse catture, ovideposizione assente o sporadica e sempre sotto la soglia minima di intervento: con la raccolta iniziata o vicina, nessun intervento è consigliato. In Irpinia il Servizio fitosanitario della Campania rileva nelle stazioni di Pietradefusi e Lapio una presenza media di otto adulti per trappola a feromoni, con l’olivo in invaiatura; la soglia dichiarata nel bollettino, per la sola generazione carpofaga su olive da olio e in funzione della varietà, è il 4-5% di infestazione attiva, somma di uova e larve, da verificare con campionamento settimanale su cento drupe, dieci frutti a caso su dieci piante. In Calabria l’ARSAC descrive catture e infestazione «modeste o in lieve incremento», ma segnala un rischio di attacco in forte aumento per l’abbassamento termico e l’aumento dell’umidità, soprattutto lungo la costa e in collina.

Sul piano della difesa, le indicazioni convergono: preventivi adulticidi solo con esche proteiche o cattura massale, curativi solo al superamento della soglia e diretti su uovo e larva di prima età. Su entrambe le regioni meridionali si segnalano inoltre infezioni di occhio di pavone e cercosporiosi, da contrastare con rameici in corrispondenza delle prime piogge autunnali.

RISVOLTI PRATICI

La regola operativa è una sola: non si decide sulle catture, si decide sull’infestazione attiva. Chi ha otto adulti in trappola e non ha ancora campionato le drupe non sa se è sopra o sotto il 4-5%, e un trattamento fatto a quel punto è speso male. Il campionamento va fatto prima della pioggia attesa fra giovedì 8 e venerdì 9, perché dopo il quadro cambia: l’abbassamento termico e l’umidità sono esattamente le condizioni che l’ARSAC indica come fattore di rischio. E se la raccolta è vicina, il vincolo che conta non è più la soglia ma l’intervallo di sicurezza del formulato: va verificato in etichetta prima di programmare il conferimento.

La redazione di PAN