Lunedì 28 settembre il Consiglio Agricoltura e pesca dell’Unione europea fa il punto sui progressi della proposta di riforma della PAC dopo il 2027. Per l’ortofrutta il capitolo decisivo è la modifica dell’OCM unica, presentata dalla Commissione il 16 luglio 2025 con la proposta COM(2025) 553 e ancora in procedura legislativa.
Fra le altre cose, la proposta sposta gli interventi settoriali, e con essi i programmi operativi delle organizzazioni di produttori, dentro un fondo unico nazionale e regionale che fonde i due fondi agricoli europei. Spariscono i plafond garantiti per settore: ogni Stato fisserà nel proprio piano le percentuali per tipo di intervento. Il fondo di esercizio delle OP resterebbe alimentato da soci e Unione, ma con un contributo nazionale che oggi non c’è.
L’Italia è il primo Paese europeo per utilizzo delle risorse dell’OCM ortofrutta. «Siamo contrari alla proposta di modifica dell’OCM, in particolare all’introduzione del fondo unico», aveva detto a giugno il sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra.
RISVOLTI PRATICI Per le OP la posta è la dotazione dei programmi operativi dal 2028: senza plafond europeo, dipenderà dalla trattativa interna al piano nazionale e dalla disponibilità di cofinanziamento. Le cooperative hanno segnalato il rischio per il legame fra sostegno e valore della produzione commercializzata. Chi sta impostando investimenti pluriennali deve tenerne conto già adesso.
La redazione di PAN