Correnti fredde su un Mediterraneo ancora sopra i 30 gradi. L’Osservatorio ANBI mette l’Italia settentrionale in preallarme idrogeologico.

L’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche ha collocato l’intera Italia settentrionale in condizione di preallarme idrogeologico, indicandolo come il prologo di un periodo ad alto rischio lungo tutta la Penisola. La ragione è meteorologica: l’arrivo di correnti fredde su un Mediterraneo le cui acque superano ancora i 30 gradi, con anomalie fino a quattro gradi sopra la media.

La fotografia idrologica è di un Nord ancora in deficit. I grandi laghi sono in contrazione — Verbano al 42%, Garda al 45,7%, Lario al 57,1%, Sebino al 58,6% — e il Po a Pontelagoscuro segna il 56% in meno rispetto alla media. L’Adige scorre sotto i 67 metri cubi al secondo, con il ritorno dell’intrusione salina; il Bacchiglione è a -82%, il Livenza a -58%, il Brenta a -48%, il Piave a -29%, e le falde venete presentano deficit compresi fra il 53 e il 91%. La Lombardia resta a -34%. Il Piemonte ha invece beneficiato di un agosto con il 30% di pioggia in più, riducendo il deficit idrologico al 22%, ma il Tanaro resta a -77%. Al Sud il quadro è opposto: la Basilicata supera i 220 milioni di metri cubi invasati con un consumo di 9-10 milioni a settimana, la Capitanata ha 118 milioni su 332 di capacità — quasi 58 milioni in più dell’anno scorso — e la Sardegna è al 66,56% con quasi 1.230 milioni di metri cubi, il 57% in più del 2025.

Guardando avanti, l’Osservatorio segnala per Veneto e Friuli-Venezia Giulia cumulate di pioggia attese anche superiori ai 150 millimetri. Il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, indica una crisi climatica che «negli anni recenti ha subito una preoccupante accelerazione, che ci sta trovando colpevolmente impreparati». La stagione estiva ha chiuso, secondo i dati CNR, a 5,2 gradi sopra la media 1951-1980 e 3,5 gradi sopra quella 1991-2020, con sei ondate di calore.

RISVOLTI PRATICI Con cumulate previste sopra i 150 millimetri su Veneto e Friuli, chi ha prodotto ancora in campo in quelle aree valuti l’anticipo della raccolta sulle partite mature: il rischio in questa fase non è la siccità ma lo spacco e le patologie da bagnatura prolungata. Chi ha semine o trapianti autunnali programmati nei prossimi giorni verifichi lo stato di percorribilità e di sgrondo prima di entrare, perché su terreni asciutti da mesi l’acqua concentrata scorre invece di infiltrarsi. Nel Delta e lungo il basso Adige, l’intrusione salina resta il problema dell’acqua irrigua: controllare la conducibilità prima di bagnare. Al Sud gli invasi in condizione migliore dell’anno scorso consentono di programmare l’ultima parte della stagione irrigua con meno incertezza.

La redazione di PAN